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domenica 14 settembre 2008

RIABILITAZIONE IN ACQUA

ESERCIZI PER LA MOBILIZZAZIONE ARTICOLARE DEGLI ARTI INFERIORI (2)

In stazione eretta, piedi sul fondo vasca il paziente può eseguire tuttti gli esercizi di mobilizzazione aricolare a carico degli arti inferiori. Durante il lavoro con gli arti inferiori il livello dell'acqua deve trovarsi fra le spalle e D11 in modo che il carico sia limitato.

Gli esercizi vanno effettuati lentamente, la rapidità di esecuzione del movimento, infatti essendo associata a una maggiore resistenza dll'acqua, provocherebbe tensioni a carico della muscolatura e dolori alle articolazioni lese. Durante gli esercizi si esegue una respirazione lenta e regolare.



  • Flessione dorsale e plantare del piede con anca e ginocchio flesso.

  • Adduzione e abduzione del piede con anca e ginocchio flesso.


  • Flessione ed estensione del ginocchio ad anca estesa e ad anca flessa.

  • Abduzione e adduzione dell'anca a ginocchio esteso.

  • Rotazione interna ed esterna dell'anca flessa, con ginocchio anch'esso in flessione.

  • Piccole circonduzioni dell'anca, a ginocchio esteso, eseguite in senso orario e antiorario.

  • Flessione ed estensione dell'anca a ginocchio esteso.

  • Flessione ed estensione contemporanea di anca, ginocchio e caviglia.

giovedì 11 settembre 2008

RIABILITAZIONE PER LOMBALGIA


Lo scopo è duplice:



  1. ridurre il dolore


  2. prevenire lo stress sulla colonna vertebrale.

Molto importante è il rinforzo dei muscoli e dei legamenti che irrigidiscono la colonna vertebrale, in modo che le vertebre siano tra loro più salde e quindi muovendosi meno e più regolarmente non sollecitino i dischi e le altre strutture articolari della colonna.
La necessità è quella di ridurre l'infiammazione e consolidare la colonna vertebrale. Maggiore attenzione va però rivolta al nervo sciatico ed ai muscoli che innerva.


MOVIMENTI DI AVANTI-INDIETRO, SU-GIU



APPOGGIATI AL MURO CON I TALLONI FERMI SUL PAVIMENTO, LASCIARSI ANDARE IN AVANTI FINO A SENTIRE I POLPACCI TIRARE.




Nella prima figura, appoggiarsi al muro e portare il ginocchio flesso verso l'esterno in un movimento di apertura e chiususra. Nella seconda figura appoggiarsi ad un tavolo, lasciando andare il bacino verso il bordo, contare fino a cinque e poi raddrizzarsi. Nella terza figura nello stipite di una porta con la spalla appoggiata da un lato, lasciare andare il bacino parallelo allo stipite di appoggio e poi raddrizzarsi.




SOLLEVARE LA GAMBA DA QUESTA POSIZIONE, CONTARE FINO A 5 E POI LASCARLA CADERE.



Mettere un libro sotto la punta di un piede (prima da un lato poi dall'altro) e con entrambi i talloni fermi, dondolare avanti e indietro.



Sollevare la gamba da questa posizione, contare fino a cinque e poi lasciarla cadere.

mercoledì 10 settembre 2008

"RIABILITAZIONE IN ACQUA"


ESERCIZI PER LA MOBILIZZAZIONE ARTICOLARE DEGLI ARTI INFERIORI (1)

Le articolazioni, per effetto della spinta idrostatica, si trovano in una condizione di decompressione e il loro movimento è facilitato. Durante gli esercizi bisogna raccomandare al paziente di non forzare i limiti articolari e din non ricercare l'insorgenza del dolore.
Gli arti inferiori, possono lavorare contemporaneamente (avendo cura spiegare al paziente che deve essere l'arto sano ad adattarsi alle possibilità motorie di quello malato e non viceversa) oppure possono eseguire movimenti alternati.


  • Flessione dorsale e plantare dei piedi.


  • Abduzione e adduzione dei piedi.



  • Flessione ed estensione delle ginocchia ad anche estese.


  • Abduzione e adduzione delle anche a ginocchia estese.



  • Flessione ed estensione delle anche a ginocchia estese.

  • Abduzione e adduzione delle anche in rotazione esterna e interna, flettendo ed estendendo le ginocchia e mantenendo i talloni a contatto fra loro.

  • Portare contemporaneamente o alternato le ginocchia verso l'alto e ritornare alla posizione di partenza,flettendo ed estendendo anche, ginocchia e caviglie.

  • Eseguire un movimento di PEDALATA con gli arti inferiori

ESERCIZI PER LA MOBILIZZAZIONE DELLA COLONNA VERTEBRALE


In posizione verticale è possibile effettuare mobilizzazioni sia attive che passive a carico del tratto dorso-lombare della colonna. Sono molto indicati per il trattamento delle patologia a carico della colonna.

Mobilizzazione attiva



  • Portare entrambe le ginocchia verso il petto e contemporaneamente flettere il capo, mantenere la posizione per qualche secondo in modo da permettere uno stiramento della muscolatura posteriore. Il paziente effettua anche una mobilizzazione in flesso-estensione della colonna.



  • Portare un ginocchio verso la mano controlaterale, viene eseguita una mobilizzazione della colonna contemporaneamente in flesso-estensione e rotazione.


  • Portare un ginocchio verso il petto, il tallone dell'arto che rimane esteso viene spinto verso il basso, per alcuni secondi per consentire lo stiramento della muscolatura posteriore.






  • Portare entrambe le ginocchia flesse verso l'alto, flettendo le anche fino a 90°, a questo punto portiamo verso destra e poi verso sinistra le coscie, prima di riportare gli arti alla posizione di partenza, effettuando una mobilizzazione in rotazione della colonna.

Mobilizzazione passiva

Il segmento dorso-lombare viene mobilizzato passivamente per effetto dello spostamento passivo degli arti inferiori, indotto dall'azioneattiva del capo e delle spalle.






  • Mantenendo lo sguardo orizzontale, il capo in posizione frontale e le braccia distese in fuori, allungare lentamente il braccio estendendo il polso, e flettere legggermente la testa da un lato. Gli arti inferiori si spostano passivamente dal lato opposto a quello verso cui il paziente si allunga, mobilizzando in flessione laterale il tratto dorso-lombare.


  • Mantenendo lo sgardo orizzontale, la testa in posizione frontale e le braccia distese in fuori, bisogna flettere ed estendere lentamente il capo. La palma delle mani è rivolta verso l'alto quando il capo si estende e verso l'acqua quando il capo si flette. Gli arti inferiori si spostano passivamente indietro e in avanti mobilizzando in flesso-estensione la colonna.

domenica 7 settembre 2008

VALUTAZIONE DELLA SCOLIOSI

LE CURVE NEL PIANO SAGITTALE




La base sacrale è inclinata in media di 37° sull'orizzontale.

L'apertura anteriore del disco fra L5-S1 è in media di 14°.

La lordosi tra T12 e L5 è in media di 45°

La cifosi tra T4 e T12 di 37°.


Le alterazioni morfologiche tipiche nel piano sagittale sono:

ACCENTUAZIONE DELLE CURVE FISIOLOGICHE

  1. cifosi toracica accentuata (a).
  2. lordosi lombare accentuata (b).
  3. cifo-lordosi accentuata nelle due curve (c).
DIMINUIZIONE DELLE CURVE FISIOLOGICHE

  1. cifosi toracica diminuita.

  2. lordosi lombare diminuita.

  3. cifosi e lordosi diminuite nelle due curve.


ESTENSIONE DELLE CURVE

  1. cifosi toraco-lombare (d).


  2. lordosi toraco-lombare (e).

SCOMPARSA DELLE CURVE


  1. dorso piatto o inversione delle curve (f).





LE CURVE NEL PIANO FRONTALE



E' fondamentale dal punto di vista diagnostico distinguere tra atteggiamento scoliotico e scoliosi strutturale. La mancanza di una diagnosi esatta può portare in un caso a sottovalutare il potenziale evolutivo di una scoliosi strutturale, permettendo l'instaurarsi insidioso di deviazioni catastrofiche, nell'altro a proporre delle terapie lunghe, costose e talvolta dannose, per deviazioni di origine posturale che evolvono raramente verso scoliosi strutturali.

Atteggiamento scoliotico

Si parla di atteggiamento scoliotico se la deviazione compare solo quando il soggetto assume alcune posizioni: in piedi, per esempio. A parte alcune eccezioni, la deviazione si riduce completamente in posizione distesa, a bacino equilibrato. Questa deviazione di tipo funzionale si può sviluppare conseguentemente ad altre anormalità: un difetto ad un arto inferiore,una deviazione laterale, di solito associata a dolore, che è sintomo di una lesione vertebrale o endorachidea,alterazioni posturali spesso presenti nel periodo evolutivo della crescita.






Scoliosi strutturale

Gibbo in presenza di una scoliosi toracica destra.
Si parla di scoliosi strutturale quando il rachide risulta deformato in modo permanente e la deformazione non è volontariamente riducibile. La deformazione sul piano trasverso, costituita da una rotazione localizzata a formare il gibbo, rappresenta l'elemento più dannoso per la morfologia del soggetto.
Le scoliosi strutturali sono, nella maggior parte dei casi, evolutive durante l'accrescimento, e in particolare nel corso della pubertà, fino alla maturità ossea; oltre a ciò si possono anche aggravare più lentamente nel corso dell'età adulta. Tra le scoliosi strutturali, le idiopatiche rappresentano di gran lunga il ceppo più numeroso: la loro eziologia è ignota.

Classificazione
Le scoliosi strutturali si distinguono principalmente in scoliosi ad eziologia nota e ad eziologia sconosciuta.


SCOLIOSI A EZIOLOGIA NOTA

Difetti di formazione:


(a) parziale, unilaterale (vertebre a cuneo);


(b) completa, unilaterale (emivertebra).


Difetti di segmentazione:

(c) unilaterale (barra congenita);


(d) bilaterale (blocco vertebrale).


Anomalie vertebrali miste:


(e) anomalie multiple;

(f) fusione costale.

La scoliosi è anche frequentemente associata a sindromi neuromuscolari e può essere osservata in alcune malattie come la paralisi cerebrale, la distrofia muscolare, la poliomielite, l'ipotonia congenita, l'atrofia muscolo-spinale e l'atassia di Freidrich. Forme di scoliosi ad eziologia nota possono inoltre essere associate ad alcune malattie del collageno come la sindrome di Marfan, la neurofibromatosi, la sindrome di Down, a molte displasie ossee e al nanismo.

Nel 70% dei casi, non trovandosi alcuna causa, si parla di scoliosi idiopatica: questa forma di scoliosi è circa otto volte più frequente nelle femmine che nei maschi.

SCOLIOSI STRUTTURALI IDIOPATICHE



E' detta primaria la curva meno riducibile, di entità angolare più ampia e che presenta la maggiore rotazione dei corpi vertebrali. E' detta curva di compenso quella che presenta angolazione e rotazione minore e maggiore riducibilità. Queste curve o semi-curve permettono il riallineamento del rachide al di sopra e al di sotto della curva strutturale. Queste compensazioni possono anch'esse divenire strutturali con il progredire dell'evoluzione fino alla maturità ossea.
Le scoliosi si distinguono in:
- scoliosi con una curva primaria (circa il 70% dei casi). Comprendono:
le scoliosi toraciche (circa il 25%). Presentano generalmente una convessità destra, oltre ad una curva di compenso lombare che diventa rapidamente strutturata (a).
le scoliosi toraco-lombari (circa il 19%). Presentano generalmente una convessità destra e due emicurve di compenso (b).
le scoliosi lombari (circa il 25%). Sono abitualmente sinistro-convesse. La curva di compenso toracica si struttura nel corso dell'aggravamento (c).
le scoliosi cervico-toraciche (circa 1%). Di solito la convessità è sinistra e le curve di compenso toracica o toraco-lombare tendono a strutturarsi.
- scoliosi con doppia curva primaria (circa il 30% dei casi). Comprendono:
le scoliosi con curva toracica e lombare (circa il 23%). Sono le più frequenti, e determinano generalmente una convessità toracica destra e lombare sinistra (d).
le scoliosi con doppia curva toracica. Le vertebre limitanti sono, di solito, T1 e T6 per la curva superiore, e T6 e T12 per quella inferiore.
le scoliosi con curva toracica e toraco-lombare.


DEFORMAZIONI ASSOCIATE ALLA SCOLIOSI




Il rachide è composto da 24 vertebre mobili tra cranio e sacro. Nel rachide scoliotico, le vertebre apicali della curva (le più lontane dalla linea mediana) presentano la deformazione più caratteristica: la cuneizzazione verso la concavità (aspetto trapezoidale sulle radiografie frontali) dovuta a uno sviluppo asimmetrico dei corpi vertebrali. Questa asimmetria di crescita aumenta la deformazione scoliotica globale, spiegando in parte il circolo vizioso dell'aggravamento angolare al momento della pubertà.


La riduzione dello spazio intervertebrale dal lato della concavità della curva provoca nelle scoliosi infantili una compressione del nucleo polposo ed un suo conseguente spostamento verso il lato della convessità. Il fatto che il nucleo si blocchi in questa posizione è un elemento di irriducibilità precoce.





Le coste accompagnano la rotazione dei corpi vertebrali, ma non la provocano. La rotazione dei corpi vertebrali provoca un'asimmetria costale: le coste dal lato della concavità sono infatti spinte lateralmente ed in avanti dalle apofisi trasverse, ed hanno la tendenza ad orizzontalizzarsi. Al contrario, le coste dal lato della convessità sono spinte indietro e si verticalizzano, formando il gibbo. E' questa asimmetria costale che, frenando il gioco respiratorio, provoca una sindrome restrittiva.


Due principali tipi di coinvolgimento riguardano la zona del bacino, una curva lombare può estendersi, in maniera molto attenuata, nella regione sacrale formando una sorta di curva lombo-sacrale; più frequentemente, il bacino risulta coinvolto nella controcurva sottostante alla curva primaria; in tal caso L5 diventa la vertebra intermedia che, a causa della fissazione data dai legamenti ileo-lombari, resiste alla rotazione presente nel tratto L4-L5.
Nelle scoliosi idiopatiche non sono mai state messe in evidenza anomalie primitive dei legamenti costo-vertebrali ed inter-vertebrali. Tuttavia la scoliosi, una volta iniziata, provoca una perdita della normale elasticità legamentosa, con retrazione dal lato della concavità e stiramento dal lato della convessità.
In caso di scoliosi dovute a miopatie, il coinvolgimento dell'apparato muscolare è non solo determinante ma costituisce la causa della deformità, che comunque presenta un suo proprio potenziale di aggravamento. Studi elettromiografici su pazienti con scoliosi idiopatica, hanno messo in evidenza l'esistenza di significative asimmetrie di attivazione muscolare ai lati del rachide, pur non chiarendo se questa asimmetria si debba considerare una concausa o una conseguenza della scoliosi.

LESIONI DELLE SCOLIOSI IDIOPATICHE DOPO LA MATURITA' OSSEA

  1. distensione legamentosa e discopatia;


  2. degenerazione artrosica;


  3. sinostosi e spostamenti;


  4. aggravamenti angolari.

Strapiombo ed equilibrio frontale

Alcune scoliosi sono chiaramente strapiombate lateralmente e squilibrate nel piano frontale; anche quando l'asse occipitale non è deviato lateralmente, cioè nelle forme non strapiombate, si genera comunque uno pseudo-equilibrio che merita di essere valutato.




Nel caso per esempio di una curva toraco-lombare destra non strapiombata, una parte maggiore del tronco è a destra rispetto al piano mediale sagittale; a tale asimmetria di masse è ovviamente correlata una asimmetria muscolare, la cui azione di riequilibrio strutturale sul lato convesso tende ad aumentare la rotazione dei corpi vertebrali .




Età a rischio
La scoliosi idiopatica si manifesta in genere nel periodo compreso tra i 10 e i 13 anni, in corrispondenza della grande crescita del periodo puberale.

(fonte: www.gss.it)